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Perché tutti vogliono coltivare un orto urbano?

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17 September 2019
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Perché tutti vogliono coltivare un orto urbano? -

Orto Urbano Valentina Cattivelli AgriCulture Eurac Research Blogs

Perché tutti vogliono coltivare un orto urbano? Moda o scelta sostenibile?

Gli orti urbani sono esperienze di condivisione sociale e di riqualificazione urbana diffuse prevalentemente nei comuni a forte urbanizzazione e nei comuni compresi nelle aree periurbane delle grandi metropoli. Sono piccoli appezzamenti di terreno, di solito abbandonati o di proprietà di istituzioni pubbliche, che rimangono “vuoti” dopo che tutto intorno è stato cementificato. Per impedirne il degrado, i comuni li affidano ad associazioni o persone a rischio di isolamento sociale, come gli anziani, per coltivarli.

Un po’ di storia
La loro diffusione ha seguito vicende alterne. Nel secondo dopoguerra, in Germania e in Olanda, erano molto diffusi con il nome di Kleingarten (piccoli giardini); in Italia, il loro nome era ben diverso, “orticelli di guerra”, ma la loro diffusione era addirittura incentivata da alcune leggi che, per incrementare la produzione di derrate alimentari, consentivano di coltivare liberamente terreni lasciati incolti. Venuta meno l’esigenza di sfamare parte della popolazione urbana, sono pressoché scomparsi in città e le aree prima coltivate sono state presto convertite per scopi residenziali. Poco più tardi, negli anni ’70, tornano di moda, fino ai giorni nostri quando quasi tutte le città hanno ormai uno spazio dedicato.

Dagli USA all´Italia, una passione ritrovata
Negli Stati Uniti sono diventati una vera mania anche per la cosiddetta “upper class” che coltiva sui grattacieli di New York o Boston insalate e pomodori. A Chicago, si trova l´orto sul tetto più esteso di tutto il Midwest, con i suoi 1000 metri quadri, secondo il Chicago Botanic Garden. Detroit, da decenni, capitale dell´industria automobilistica americana, e´ oggi la metropoli degli Stati Uniti con il maggiore numero di orti urbani. La ripresa dopo la grave crisi che ha colpito questa metropoli e l´ha ridotta quasi al fallimento è ripartita dal basso, dalla promozione di pratiche di comunità, inclusa quelle legate agli orti urbani. Anche a Oakland, San Josè, Santa Cruz e Berkeley sono soluzioni per riqualificare aree degradate che altrimenti rimarrebbero tali a causa delle difficoltà finanziarie in cui gravano le amministrazioni pubbliche.

Anche le più grandi città italiane, Milano e Torino in testa, hanno moltissimi orti urbani. Expo2015 e il movimento SlowFood hanno fatto esplodere la voglia di milanesi e torinesi di trasformarsi in contadini urbani. Si coltiva, non solo negli spazi vuoti, ma anche sui tetti dei grattacieli o nelle terrazze di edifici pubblici. Secondo l’ultima indagine ISTAT, il numero degli orti urbani è quasi triplicato negli ultimi 5 anni.

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Immagine: I perché degli orti urbani

Non esiste un solo tipo di orto
Ci sono vari tipi di orto. Ci sono gli orti condivisi, quelli che vengono gestiti allo stesso tempo da più persone che non si conoscono, oppure gli orti comunali gestiti dai comuni proprietari. Ci sono poi quelli scolastici che vengono realizzati all’interno delle scuole da alunni e docenti. Infine, quelli terapeutici, realizzati nelle case di cura per migliorare il benessere dei pazienti.

Perchè così tanti orti?
La voglia di coltivare nasce da esigenze di tipo economico. Gli ortolani vogliono poter avere frutta e verdure a costi contenuti, più bassi di quelli praticati dai supermercati. Sempre loro, hanno una maggiore attenzione per l’ambiente e sono più consapevoli dell’impatto ambientale delle loro scelte alimentari. Consumando i prodotti da loro coltivati, riducono l’uso della plastica perché non la usano per imballare la frutta o la verdura. Oltre ad acqua, semi, terreno e luce naturale, di norma, gli ortolani sono molto attenti a non sprecare acqua o a usare sostanze chimiche. Hanno poi voglia di “sporcarsi” le mani soprattutto se abitualmente lavorano in ufficio o se hanno passato tanti anni a lavorarci. Infine, credono che coltivare un orto sia un modo per stare a contatto con la natura, conoscere nuove persone, condividere pratiche agricole e suggerimenti per stili di vita più salutari. Se poi a coltivarlo è una associazione che impiega persone a rischio di emarginazione come immigrati, persone disabili o disoccupate, allora generalmente queste esperienze sono ben accolte dal resto della collettività.


Valentina Cattivelli AgriCulture Eurac Research Blogs Valentina è una ricercatrice economica specializzata in economia rurale e regione. Tra l´altro, si occupa di agricoltura sociale, orticultura urbana e didattica, alternative food networks. Associa alle teorie le degustazioni. Lombarda, cerca di esportare la “schiscetta” anche in Alto Adige. Amante del cioccolato, crede che la Elsa Morante avesse ragione quando sosteneva che chiedere a qualcuno “hai mangiato?” sia una delle più belle dichiarazioni d´amore.

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