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[IT] Elezioni e spazio politico Europeo: una breve analisi di polarizzazione e logiche regionali

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01 October 2019
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[IT] Elezioni e spazio politico Europeo: una breve analisi di polarizzazione e logiche regionali - © Franki Chamaki/Unsplash

Una breve analisi di polarizzazione e logiche regionali a partire dai dati della Voting Advice Application euandi2019

Le campagne elettorali del Parlamento europeo si concentrano spesso sulle questioni nazionali più importanti in ciascuno Stato membro, piuttosto che su argomenti che rientrano effettivamente nelle competenze del Parlamento. Ma se dovessimo immaginare queste elezioni – e le rispettive proposte programmatiche – come un confronto in uno spazio politico unificato, quali sarebbero le questioni che “polarizzano” maggiormente i partiti? E quali trend regionali emergerebbero rispetto a questi temi? La risposta a queste domande può essere data analizzando i dati raccolti dall’Istituto Universitario Europeo e l’Università di Lucerna, che hanno coordinato il lavoro di oltre 130 studiosi in tutta Europa per creare euandi2019, una cosiddetta “Voting Advice Application” (o VAA) per le elezioni europee del 2019. Le VAA sono piattaforme online che aiutano gli utenti a trovare, sulla base delle loro preferenze rilevate tramite una serie di affermazioni con le quali possono essere in accordo o in disaccordo, la miglior offerta partitica in una data tornata elettorale. Per far funzionare questa VAA “pan-Europea”, gli studiosi coinvolti hanno posizionato ben 272 partiti in tutti e 28 gli stati membri rispetto a 22 affermazioni di politica. Queste affermazioni coprono un’ampia gamma di aree di policy, quali la fiscalità, lo stato sociale, l’integrazione europea, la protezione dell’ambiente, la legge e l’ordine, l’immigrazione e i valori sociali. Le posizioni che si possono assumere rispetto a queste affermazioni sono le classiche cinque, da completamente in disaccordo a completamente in accordo passando per una posizione di parziale accordo/disaccordo e una neutrale. Questo dataset è estremamente prezioso perché offre una “fotografia” di tutto lo spazio partitico europeo in un dato momento, permettendo di fare una serie di analisi come quella presentata qui.

La prima osservazione degna di nota è che la polarizzazione è maggiormente elevata sulle questioni relative a immigrazione, valori sociali, liberalizzazione e ulteriore integrazione europea. Per quanto riguarda le classiche questioni socioeconomiche come la fiscalità e i benefici sociali, invece, i partiti sono meno “dispersi” e tendono ad assumere posizioni meno estreme (ci sono, quindi, più posizioni di accordo/disaccordo relativo e neutrali). L’unica affermazione relativamente più polarizzante tra i partiti in questa categoria è “I richiedenti asilo dovrebbero essere distribuiti proporzionalmente tra gli Stati membri dell’UE attraverso un sistema obbligatorio di ricollocazione”. Più del 60% delle parti prende una posizione ferma su questo tema, circa la metà è completamente contraria e l’altra metà è completamente d’accordo con questa proposta. L’elevata polarizzazione su questo tema non sorprende, poiché tocca due argomenti molto controversi: il binomio immigrazione-richiedenti asilo, e il trasferimento di autorità decisionale dagli Stati membri all’UE.

Inoltre, vi è un forte aspetto regionale in questa divisione: il 72% dei partiti nella regione dell’Europa centro-orientale è contrario a questa proposta, mentre nell’Europa meridionale, la regione più esposta ai rifugiati, la percentuale dei partiti che sostiene tale misura è maggiore (81%). Anche nell’Europa nord-occidentale, la maggior parte dei partiti (68%) è favorevole alle quote obbligatorie per i rifugiati, ma la polarizzazione è più elevata rispetto all’Europa meridionale, dal momento che i partiti che si oppongono a questa proposta tendono a essere completamente contrari, piuttosto che solo parzialmente contrari. La polarizzazione sulla questione dei richiedenti asilo è l’esempio più vivido di una tendenza più generale: mentre la maggior parte dei partiti vede l’integrazione europea come una cosa positiva (il 66% è d’accordo con questa affermazione e il 24% è contrario), riguardo a proposte più specifiche per un’ulteriore integrazione dell’UE la polarizzazione aumenta sostanzialmente.

L’affermazione sul rafforzamento della politica di difesa dell’UE rivela, ancora una volta, logiche regionali alla base delle posizioni dei partiti: tra i paesi dell’Europa centro-orientale, più vulnerabili alla “minaccia” russa, la maggioranza dei partiti (più di ¾) sono a favore di una politica di difesa dell’UE più forte. Invece, fra i paesi Nordoccidentali e meridionali esiste una forte polarizzazione sull’opportunità di dare maggiore autorità all’UE in questo settore: la politica di difesa, infatti, è una questione in cui i populisti di destra mantengono la stessa posizione con l’estrema sinistra e anche con alcuni partiti verdi, tutti contrari a un’ulteriore integrazione in questo settore. La polarizzazione è ancora più elevata per quanto riguarda la concessione di poteri di imposizione fiscale all’UE. Qui, però, la divisione è più ideologica che geografica: in tutte le regioni i socialisti, i verdi e persino molti partiti di estrema sinistra sono a favore di un trasferimento sovranazionale di questi poteri, mentre i partiti di destra sono fortemente contrari.

Un altro blocco di questioni altamente polarizzanti nello spazio politico pan-Europeo riguarda i valori sociali e la liberalizzazione: una questione estremamente polarizzante è, ad esempio, se i matrimoni tra persone dello stesso sesso debbano essere legalizzati (o mantenuti tali). Qui, di nuovo, interviene in modo preponderante il fattore regionale. I paesi postcomunisti sono tendenzialmente più scettici nei confronti della legalizzazione dei matrimoni tra persone dello stesso sesso, e questo si riflette nelle posizioni dei partiti: solo il 30% dei partiti di quest’area geografica sostiene tale proposta, e oltre il 50% è contrario. Nell’Europa nord-occidentale, invece, la situazione è diametralmente opposta: quasi l’80% dei partiti è in parziale o completo accordo rispetto a questo tema. Una analoga distribuzione geografica di polarizzazione si ritrova sulla questione delle droghe leggere e dell’eutanasia, con i partiti dei paesi post-comunisti nel ruolo dei più conservatori, mentre nel resto d’Europa questi problemi dividono i partiti quasi uniformemente. Quali conclusioni possiamo trarre da questa breve analisi?

Semplicemente, che l’UE è lungi dall’essere uno spazio politico unificato. Sebbene le affiliazioni ideologiche siano tutt’altro che trascurabili nel determinare le posizioni dei partiti, le logiche regionali dominano su molte questioni. Per quanto riguarda un’ulteriore integrazione nell’UE, i partiti tendono a sostenerlo maggiormente in settori che sono vantaggiosi per il proprio paese, rimanendo in genere scettici su interventi rilevanti per altre regioni. Inoltre, su alcuni temi esiste una chiara divisione tra l’Europa post-comunista più conservatrice e il resto dell’UE: le questioni relative a valori, identità e sovranità nazionale mostrano specificità regionali che non si possono trascurare.


Lorenzo Cicchi (PhD IMT Lucca, 2013) è ricercatore associato allo Schuman Centre dell’Istituto Universitario Europeo, dove coordina il programma che si occupa di governance e politica Europea. I suoi principali interessi di ricerca sono elezioni e comportamento di voto, Parlamento Europeo, partiti politici e sistema partitico. Quando non si occupa di queste cose, gioca a calcio e a beach volley.

Andres Reiljan è ricercatore PhD al dipartimento di Scienze Politiche e Sociali dell’Istituto Universitario Europeo. Si occupa principalmente di polarizzazione politica, ma ha lavorato a lungo anche su Voting Advice Applications. È un appassionato atleta dilettante, e un estimatore della cultura punk in tutte le sue forme.

 

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