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Possono i veicoli a guida autonoma aiutare Javiera?

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Possono i veicoli a guida autonoma aiutare Javiera? -

Javiera è una signora di 55 anni arrivata a Bolzano dal Cile nel 2015. Da allora lavora per un’impresa di pulizie che si occupa principalmente di grandi uffici a Bolzano Sud. Alle 17, quando tutti o quasi vanno a casa, lei inizia a lavorare, per staccare poi alle 22. Quando è fortunata, riesce a prendere l’autobus diretto delle 22:15 che in 26 minuti la porta fino a casa a Bronzolo. Quando però capitano gli straordinari (non di rado), deve prendere un primo autobus fino a via Roma, e da lì ancora due autobus fino a casa, dove arriva quasi un’ora dopo. A Bronzolo si è trasferita da circa 2 anni. La zona è forse un po’ scomoda per il lavoro e gli autobus, ma almeno l’affitto non è troppo alto. Oltretutto ha scoperto che anche una sua collega vive a Bronzolo, e lei ha una macchina. In questo modo, le due volte a settimana in cui hanno lo stesso turno la collega offre ben volentieri un passaggio a Javiera, che riesce dunque ad arrivare prima a casa.

La giornata tipo di Javiera è in parte un esempio dell’(in)equità di trasporto. Javiera ha un lavoro che le pone dei limiti temporali: si deve muovere quando i servizi pubblici sono tipicamente più deboli. Allo stesso tempo le pone dei limiti di budget: non si può permettere una macchina e nemmeno di vivere in un quartiere centrale della città. Per ovviare alla cosa, a volte pedala per quasi un’ora fino al lavoro (specie d’estate), ma il suo ginocchio sinistro (operato nel 2016) le pone un limite fisico. Per Javiera quindi l’autobus rappresenta un bene essenziale, al quale tuttavia accede con una certa difficoltà. Paradossalmente è molto più facile utilizzare l´autobus per chi vive in centro come Anna, seppur lei ne abbia un bisogno molto minore. Il suo lavoro si trova infatti a 7 minuti in bici oppure 13 a piedi da casa.

Alleviare queste complesse iniquità è un compito non facile nello sviluppo di politiche di trasporto, anche per città e regioni virtuose. Una tecnologia che può forse contribuire a questo processo, se usata adeguatamente, sono i veicoli a guida autonoma. Per esempio, dei mini autobus a giuda autonoma e a chiamata potrebbero accompagnare Javiera a casa dopo il lavoro, offrendo così un servizio diretto e conveniente anche nella tarda serata. Lei dovrebbe solo pagare un classico biglietto d’autobus e condividere il viaggio con altre persone che hanno bisogno di un servizio simile nello stesso orario. Allargando gli orizzonti, soluzioni simili potrebbero essere di aiuto anche per anziani, studenti o semplicemente per una coppia di rientro verso casa dopo una serata a casa di amici. Tuttavia, il verificarsi di uno scenario come questo dipenderà da come questa tecnologia verrà sviluppata e usata. Ad esempio, se i veicoli a guida autonoma verranno interpretati come semplice “upgrade” dell’auto privata anziché come trasporto collettivo complementare al servizio pubblico (come nella storia di Javiera), allora scenari ben diversi da quello proposto si potrebbero verificare.

 Come anticipato, molto dipenderà dal modo di interpretare questa tecnologia nelle politiche di trasporto, piuttosto che dalle possibilità tecniche offerte dalla tecnologia stessa.

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