Interview

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In Alto Adige siamo sempre più plurilingui

Intervista alla linguista Sabrina Colombo

Annelie Bortolotti
© Eurac Research | Annelie Bortolotti
10 November 2020

A casa, da piccola, non le hanno voluto insegnare il dialetto milanese dei nonni, lei se l’è legata al dito e da grande si è dedicata alla ricerca sul plurilinguismo. Negli ultimi anni la linguista Sabrina Colombo, con le colleghe di Eurac Research, ha incontrato oltre 2.500 studenti di più di 60 scuole da Bolzano a San Candido, passando per Badia e ha tenuto 9900 ore di workshop.

Quante lingue si parlano in Alto Adige?

Sabrina Colombo: Molte più di vent’anni fa, ma non esiste un censimento linguistico e sarebbe difficile farlo. La dichiarazione di appartenenza linguistica si limita alle tre lingue ufficiali; i paesi di provenienza di chi trasferisce qui la propria residenza sono solo indicativi. Non dimentichiamo che, per esempio, solo in Pakistan si parlano 50 lingue. La scuola è un buon termometro: più di un terzo degli alunni con cui abbiamo lavorato in questi anni ha dichiarato di conoscere almeno un’altra lingua oltre al dialetto sudtirolese e alle lingue insegnate a scuola.

Tutte queste lingue nuove sono arrivate con i migranti?

Colombo: C’entrano i flussi i migratori, ma anche il turismo, gli intensi scambi economici con l’estero, i media e internet. Abbiamo svolto uno studio sui social media e abbiamo visto come gli altoatesini di madrelingua tedesca siano molto creativi nel combinare nei loro post dialetto, lingua standard e diverse lingue straniere.

Solo in Papua Nuova Guinea si parlano più di 800 lingue, l’Europa, con 287 in totale, si colloca in coda alla classifica.

C’è chi sostiene che le contaminazioni mettano a repentaglio le singole lingue.

Colombo: Non è così. Ogni lingua moderna riflette le influenze delle altre: sabbia in sanscrito di dice “sárkarā” e da lì hanno origine “zucchero” in italiano, “Zucker” in tedesco, “zucher” in ladino gardenese e “zücher” in badioto. Il punto è che non notiamo più il background migratorio di queste parole. Nelle scuole i ragazzi si entusiasmano per queste curiosità e per scoprirne di nuove frequento spesso corsi base delle lingue più diverse come cinese e afrikaans.

Sempre più studenti a casa parlano lingue che non sono quelle scolastiche. Che impatto ha sulle lezioni?

Colombo: Abbiamo seguito per tre anni otto classi di scuole medie e abbiamo verificato che in queste classi non c’è nessuna correlazione tra i progressi di apprendimento e la percentuale di alunni con prima lingua diversa dal tedesco e dall’italiano. Ciò non toglie che sia necessario adattare le lezioni alla singola classe. Le scuole dell’Alto Adige sfruttano sempre più spesso le opportunità della cosiddetta “didattica del plurilinguismo”, e noi le supportiamo volentieri con i nostri materiali.

Qual è il pregiudizio più duro da sradicare?

Colombo: L’idea che i bambini plurilingui non imparino nessuna lingua correttamente o che certe lingue siano più importanti. In verità il nostro cervello ha spazio per molte lingue. Certo, possiamo usarle e attivarle in modo diverso, per esempio una può essere più legata al lavoro e una più agli affetti. La ricercatrice tedesca Rosemarie Tracy parla di una “divisione del lavoro”. L’importante è sapere che solo in un ambiente favorevole all’uso di più lingue i bambini prendono fiducia e si sviluppano meglio. E non dobbiamo neanche dimenticare che il multilinguismo è la norma in tutto il mondo. Solo in Papua Nuova Guinea si parlano più di 800 lingue, l’Europa, con 287 in totale, si colloca in coda alla classifica.

Si può misurare il vantaggio del plurilinguismo?

Colombo: C’è l’arricchimento personale legato al patrimonio culturale, ma c’è anche un vantaggio economico. Qualche anno fa l’unità di ricerca del gruppo imprenditoriale dell’Economist ha svolto un sondaggio tra alti dirigenti in tutto il mondo: il 43% ha dichiarato che la propria azienda ha subito rallentamenti in importanti operazioni transfrontaliere come vendite, contratti con fornitori o fusioni a causa di incomprensioni linguistiche.

Dossier Plurilinguismo in Alto Adige


A che punto è la ricerca? Come funzionano le cose nella quotidianità scolastica? Qual è la cornice legale? Quanto siamo plurilingui e come potremmo sfruttare ancora di più questo potenziale? Questo dossier presenta il plurilinguismo vecchio e nuovo di chi abita in Alto Adige da diverse angolazioni.

Sabrina Colombo

Specializzata in mediazione linguistica a Como e Francoforte. Prima di dedicarsi al plurilinguismo in Alto Adige, ha studiato il successo del basco nelle scuole spagnole, il gaelico quasi dimenticato nelle scuole irlandesi e l’insegnamento del romaní nelle regioni dell’Ungheria dove vivono minoranze rom. Co-autrice, con le colleghe Maria Stopfner e Flavia De Camillis, di un dossier sul plurilinguismo in Alto Adige.

AUTORE

Valentina Bergonzi

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