Wolfram Sparber, direttore dell'Istituto per le energie rinnovabili di Eurac Research

© Eurac Research | Annelie Bortolotti

Interview

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Covid-19 ed energie rinnovabili

Intervista a Wolfram Sparber sulle sfide per far ripartire il settore

03 November 2020

L'inizio del 2020 ha portato una ventata di ottimismo tra chi si occupa di energia pulita in Europa: a metà gennaio il Parlamento europeo ha approvato il Green New Deal, un piano da mille miliardi per azzerare le emissioni dei paesi membri entro il 2050. Poi è arrivato Covid-19. Sulla carta le intenzioni sono rimaste le stesse, anzi, si discute di come la crisi economica legata alla pandemia possa dare una spinta a una transizione energetica radicale. Ma quali sono gli ostacoli in questo percorso? E quale direzione deve prendere la ricerca su fonti rinnovabili ed efficienza energetica?

Com’è cambiato il vostro quotidiano?

Sparber: Da più di un mese tutti nostri collaboratori lavorano da casa. La ricerca che facciamo lo permette, i progetti continuano con riunioni digitali, analisi di dati e simulazioni. I nostri laboratori però sono fermi. È in funzione solo una camera climatica per un test di lunga durata che non richiede la presenza fissa di ricercatori.

Come cambierà la vostra attività nel prossimo futuro e quali saranno le principali sfide per il settore delle energie rinnovabili?

Sparber: Da lunedì abbiamo riaperto i nostri laboratori. Possiamo lavorare in un regime di sicurezza, con turni del personale e con i dispositivi di protezione necessari. Siamo molto contenti perché avevamo diversi incarichi fermi. Per noi collaborare con le aziende del fotovoltaico e con chi lavora sull’efficienza energetica è fondamentale e nel periodo precedente a Covid-19 avevamo un buon numero di progetti e test in corso. Al momento non abbiamo ricevuto disdette, ma mi chiedo cosa succederà da qui a sei mesi: con il fatturato in calo e parecchia incertezza sul futuro, che capacità avranno le aziende di investire in ricerca e sviluppo? E questa è la più grande incognita per la ripartenza delle rinnovabili anche fuori dall’Alto Adige. L’energia prodotta da fonti rinnovabili richiede grandi investimenti iniziali per gli impianti, le aziende avranno il budget e il coraggio di farli? Oggi va ripensato tutto: i business plan degli impianti fotovoltaici ed eolici redatti prima della crisi oggi non sono più così remunerativi – in Italia il prezzo unico nazionale dell’energia elettrica è sceso da 53 €/MWh in marzo 2019 a 32 €/MWh in marzo 2020. A questo problema si aggiunge un secondo fattore contrario alla ripartenza delle rinnovabili: i prezzi dei combustibili fossili non sono mai stati così bassi. Nelle fasi successive al lockdown, quando la domanda di energia aumenterà, far funzionare le vecchie centrali termoelettriche sarà molto economico - materia prima a costi bassissimi e costi di ammortamento già ripagati. A quali condizioni i gestori di questi impianti saranno disposti a riconvertirli? Questo problema riguarda anche le abitazioni: il costo basso dei combustibili fossili potrebbe incidere in modo negativo anche sul mercato di impianti alternativi come le pompe di calore o le caldaie a biomassa.

É importante che l’utilizzo dei finanziamenti per superare la crisi non sia incondizionato, ma indirizzato ai settori chiave per la decarbonizzazione.

Le domande aperte sono molte. Quali interventi farebbero bene al settore delle rinnovabili?

Sparber: Non vedendo ancora la fine dell’emergenza attuale è difficile fare previsioni. Al momento si prevede una grande immissione di liquidità nel mercato per finanziare l’economia attraverso le banche e non solo. L’importante è che l’utilizzo di questi finanziamenti non sia incondizionato, servono quindi misure governative che li indirizzino verso i settori chiave per la decarbonizzazione. I singoli stati potrebbero per esempio incentivare di più l’acquisto di auto elettriche, aumentare le detrazioni per risanare le abitazioni e per installare moduli fotovoltaici. Parallelamente potrebbero semplificare le procedure per questi e molti altri interventi necessari a rispettare gli obiettivi sul clima per il 2030 stabiliti dall’Europa già prima della crisi. Così il grande indebitamento che affronteranno gli stati non servirà solo a uscire dalla situazione attuale, ma contribuirà ad avviare in modo più rapido un percorso che i governi avrebbero intrapreso comunque per allinearsi agli obiettivi di riduzione delle emissioni inquinanti. Con un’ottica di lungo periodo l’impegno di oggi servirà a garantire un’economia più sostenibile in futuro.

Le rinnovabili portano con sé anche vantaggi economici oltre che ambientali?

Sparber: È importante considerare che efficienza energetica in edilizia e impianti rinnovabili distribuiti sono settori con una forte ricaduta sul territorio perché fanno lavorare le imprese edili, gli installatori e gli artigiani. Anche nella messa in opera un impianto fotovoltaico la creazione di valore a livello locale è più di quanto si possa pensare: l’acquisto dei moduli – per la maggior parte importati – incide meno del 40 per cento sui costi totali, il resto sono componenti aggiuntivi, lavoro di installazione e poi la manutenzione. Infine, è importante considerare che una crescita stabile delle installazioni fotovoltaiche potrebbe fare rivalutare nel lungo periodo anche l’opportunità di una filiera europea di produzione dei moduli.

Wolfram Sparber

Wolfram Sparber è direttore dell'Istituto per le energie rinnovabili di Eurac Research. Sotto la sua guida, oltre 100 ricercatori lavorano in progetti e consorzi internazionali di ricerca e affiancano le aziende del territorio nell’attività di ricerca e sviluppo. Sparber è vicepresidente del consiglio direttivo di EUREC (European Renewable Energy Research Centers Association) e fa parte del Comitato scientifico della piattaforma Rebuild Italia. É membro del consiglio di sorveglianza della utility regionale Alperia spa (di cui è stato anche presidente per diversi anni).

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